lunedì 3 dicembre 2012

Intervista a Marta Palazzesi: il suo rapporto con la scrittura

L'autrice di "Il Bacio della Morte", primo libro della trilogia "La Casa dei Demoni" in uscita il 16 gennaio nella collana Giunti Y, racconta il suo rapporto con la scrittura. 
Ho inviato le mie curiosità all'indirizzo mail lacasadeidemoni@hotmail.it e Marta Palazzesi ha risposto; nè è uscita un'intervista.
Come ho già detto più volte sono molto contenta di quest'esordio italiano con una saga che ha tutte le carte in regola per farci appassionare. E mentre aspetto di poter leggere il primo libro, ho voluto conoscere meglio l'autrice. 



 
1- Qual è il tuo rapporto con la scrittura? Hai sempre scritto fin da piccola o è una passione che è maturata con gli anni?
 
Ho iniziato a scrivere da piccolissima. La folgorazione è avvenuta il giorno in cui mi è stato regalato Ascolta il mio cuore di Bianca Pitzorno, seguito poco dopo da Polissena del Porcello, sempre della stessa autrice. Dovevo avere otto o nove anni. Al termine delle due letture capii che io volevo fare esattamente quello: raccontare storie. Ho così iniziato a riempire quaderni e quaderni di favole e racconti, e da lì non ho più smesso.

 2- Hai fatto corsi di scrittura o di perfezionamento?  
No, non ho frequentato corsi di scrittura. Ma ho sempre letto tanto, di tutto e in maniera vorace, e probabilmente è stato questo ad aiutarmi a “perfezionarmi”, a capire in quanti modi diversi possa essere scritta una storia e per quale pubblico. 
 
3- Hai sempre pensato che saresti diventata scrittrice? ovvero hai sempre sognato di fare questo lavoro? 

 Sì, ho sempre sognato di trasformare la mia passione in un lavoro. Da piccola, quando mi chiedevano cosa volessi fare da grande, rispondevo senza esitare: «La scrittrice!» Tendenzialmente, soprattutto a scuola, venivo guardata con perplessità, come se fare l’astronauta, il chirurgo o il pilota di Formula Uno (le risposte dei miei compagni) fosse molto più semplice!
Crescendo però mi sono resa conto delle effettive difficoltà nel riuscire a pubblicare e del rischio che il mio rimanesse “solo” un sogno.
Così, al termine del liceo, ho optato per una Facoltà che nulla aveva a che fare con la scrittura. È stato un errore da un certo punto di vista, ma dall’altro mi ha anche aiutata a capire quale fosse la mia strada. Il giorno della laurea mi sono detta: “Cosa vuoi fare davvero? Scrivere. Bene, allora rimboccati le maniche e dacci dentro.”
Ho preso a scrivere con sempre più assiduità, ho cercato lavori e collaborazioni in qualche modo inerenti alla parola scritta e che potessero aiutarmi a migliorarmi sempre di più. E alla fine il sogno è diventato realtà. Ci tengo però a dire che, al di là di tutti i miei sforzi, tutto questo è stato possibile anche grazie alle persone della casa editrice che hanno creduto nella mia trilogia e a un pizzico di fortuna. Se avessi inviato il file con i manoscritti un anno prima o un anno dopo, chissà se adesso sarei qui. 
 
4- Prima di questa saga, hai scritto altre cose, tipo racconti o romanzi rimasti nel cassetto?
 
Uh, il mio cassetto è pieno di romanzi scritti prima della trilogia de La Casa dei Demoni! Alcuni portati a termine, altri lasciati a metà in attesa del momento giusto per riprenderli. Ma ne ho iniziati anche negli ultimi mesi, per tenermi in esercizio. Per esempio, quest’estate, in un momento di pausa tra la fine dell’editing de Il bacio della morte e l’inizio dell’editing del secondo volume della trilogia, ho buttato giù un racconto, tanto per non rimanere ferma. «Scrivere si impara scrivendo» mi è stato detto una volta, ed è proprio vero. C’è un abisso tra il primo romanzo che ho scritto anni fa e Il bacio della morte, ma non è certo finita qui, ho intenzione di migliorarmi sempre di più.
 
5- Hai già visto la prima copia stampata del bacio della morte? potresti descrivere che cosa hai provato ad avere fra le mani la realizzazione di tanti sforzi? 
 
No, purtroppo non ho ancora stretto il libro tra le mie grinfie, ma accadrà a breve! Già vedere il file definitivo impaginato è stata una grande emozione. Cosa ho provato? Incredulità, gioia, soddisfazione. Ma soprattutto incredulità. Sto iniziando a realizzare soltanto adesso, dopo la pubblicazione online del primo capitolo con i relativi commenti e feedback, che “sta succedendo veramente”. Se ripenso a quando ho iniziato la storia, a tutti i mesi trascorsi a perfezionarla, rivederla, modificarla, china sul mio fedele portatile, senza avere la più pallida idea di quello che sarebbe poi accaduto, senza avere nemmeno la certezza che qualcuno la avrebbe davvero letta… be’,  mi sembra ancora incredibile.
Ma è ancora più incredibile pensare che tra poche settimane ci saranno delle persone con in mano il libro e che alcune di loro (spero la maggior parte!) trascorreranno delle ore piacevoli insieme a Thea e al suo mondo.
 
6- Leggendo il primo capitolo mi ha affascinato la scelta del rapporto conflittuale fra la protagonista Thea e il padre, come mai hai deciso di caratterizzare Thea così?
 
Non volevo che il rapporto tra Thea e i suoi genitori, in questo caso specifico il padre, fosse marginale e relegato a un ruolo di secondo piano. E, soprattutto, volevo che la nostra volitiva, determinata e pratica Thea fosse messa alla prova da un qualcosa che non potesse essere semplicemente preso a pugni e che, invece, le richiedesse un tipo di sforzo diverso. 
 
7- Come mai hai deciso di narrare in prima persona? tutta la saga sarà così o ci saranno alternanze?
 
La prima persona mi permette di entrare nella testa della protagonista e filtrare la storia attraverso la sua sensibilità e il suo punto di vista in modo immediato e diretto. È il tipo di narrazione con cui mi sento più in linea, che però non esclude a priori un futuro utilizzo della terza persona. 
Concludo ringraziando Silvia per le sue interessanti domande! Spero che le risposte lo siano altrettanto!

Chiaramente sono io che ringrazio Marta Palazzesi per la sua disponibilità e le sue risposte. 
Quello che più mi ha colpito è la descrizione della sua incredulità riguardo alla pubblicazione, ma posso capirla, anche se la mia è una casa editrice minore ho avuto anch'io la sensazione di brancolare in un sogno all'inizio, figuriamoci lei. 
In secondo luogo ho apprezzato molto quello che ha detto riguardo al lavoro dello scrittore, in Italia purtroppo si tende a relegare la scrittura a mera espressione artistica, come se l'arte non fosse un lavoro ma una razza in via d'estinzione, invece creare storie è un mestiere vero e proprio
Voi che cosa ne pensate?