sabato 8 dicembre 2012

Grande Amore di Ann Brashares



RECENSIONE


L'idea è assolutamente originale e per me di grande fascino. Sono convinta che la mente umana abbia un potenziale infinito, altrimenti come si spiegherebbero i geni? E affidare la memoria storica di secoli ad alcune anime che si reincarnano, ma ricordano, è davvero geniale. 
Questo libro ha delle note positive e altre per me negative. 
La scelta della narrazione in terza persona è sicuramente in questo tipo di storia necessaria, ma l'ho trovata pesante come lettura. Inoltre nella versione e-book ci sono alcuni errori di traduzione che infastidiscono il lettore. 
Ma procediamo con ordine.
Ancora una volta la traduzione italiana del titolo lascia a desiderare e non ne comprendo il senso. My name is memory è sicuramente più accattivante di Grande Amore e lo trovo anche più indicato per quanto riguarda il soggetto narrato. Per non parlare del confronto fra le due cover.
















Detto ciò, ho adorato l'incipit del libro. Iniziare con il protagonista Daniel che trova la sua anima gemella proprio fra i nemici che deve uccidere, essendo lui un soldato mandato a saccheggiare e distruggere un villaggio, è davvero una grande apertura di romanzo, oserei dire cinematografica e riesce a catturare subito l'attenzione del lettore. Da qui comincia l'inseguimento tra mille vite e altrettanti secoli di Daniel nei confronti dell'anima di Sophia. Il suo è un amore immenso e inesauribile che lo porta ad affrontare pericoli e morti. Spesso si dà spontaneamente la morte per poter rinascere ed avere un'altra occasione d'incontrarla, di amarla. 
Le anime dei protagonisti si sfiorano in molte delle loro vite ed è solo ai tempi nostri, nel 2006, che Sophia, diventata Lucy, comincia a convincersi che qualcosa c'è anche prima. Che la vita che vive ora non è l'unica che ha vissuto. La narrazione è frammentata, ciò che succede nel presente si alterna a quello che è successo nel passato, così il lettore man mano che procede nel libro riesce a rimettere al loro posto i pezzi, come in puzzle. 
Tutto questo mi è piaciuto e mi ha incantato. Quello che ho trovato lento e superluo è il dilungarsi nel passato di Daniel.  Se alcune delle sue vite precedenti sono funzionali a farci capire il suo amore per Sophia e la sua rincorsa attraverso i secoli, altre le avrei tolte dalla narrazione. Rompono decisamente il ritmo e il pathos del libro e stancano il lettore. Inoltre avrei inserito più azione nel presente, come avviene in chiusura del romanzo, perchè il ricordo è un'attività passiva e tende a distaccare chi legge.
In generale è una piacevole lettura, anche se non l'ho amata. 
Ho trovato questo libro grazie al blog Leggendariamente e al suo Caldo Consiglio. Purtroppo non sono riuscita a leggerlo in tempo per mandare la mia recensione e partecipare al contest. 
Sarà per la prossima volta.


giovedì 6 dicembre 2012

Dai libri Pop-Up al touchscreen. Letture per bambini, oggi.

 Come sarebbe essere bambini oggi, con le tecnologie touchscreen? E' una domanda che mi sono fatta spesso, anche perchè, oltre al genere Young Adult, adoro scrivere storie per bambini.
E' grazie alle storie per i più piccoli che ho cominciato a leggere, e da lì è nata la passione per la scrittura, diciamo pure che da lì è nato tutto quello che da adulta mi appassiona. Inoltre non sò se vi siete mai soffermati ad osservare i bambini/ragazzi in libreria, a me capita. Si aggirano fra gli scaffali senza una meta precisa, ma quando individuano quello che vogliono, afferrano il libro e corrono dai genitori urlando: "questo! questo!".

Il mio più grande sogno è essere l'autrice di "questo! questo!".
Al momento su carta non è uscito niente di mio, ma oltre un anno fà, accompagnando l'illustratore Marco Bregolato *qui il suo sito e i suoi bellissimi lavoro* alla Fiera del Libro per Bambini di Bologna ci siamo imbattuti in Play Tales. Una società spagnola, ma ormai presente in Usa, Asia e quasi tutta Europa, che offre la possibilità di pubblicare in digitale libri per bambini.
Somigliano ai cari vecchi Pop-Up illustrati in carta, come concetto, o almeno a me fanno pensare a quelli, ma sono completamente animati.
Da quest'incontro ho ripreso in mano una vecchia storia: "Nella Coccinella Monella e il libro magico" che avevo scritto prima del touchscreen e dei tablet, ma che a posteriori, parla proprio di questi device, che altro può somigliare oggi ad un libro magico se non un tablet?
E ci siamo messi al lavoro: disegni, editing, montaggio dell'animazione.
Alla fine ne è uscito questo e-book animato per bambini in italiano e inglese, con voce narrante, realizzato grazie alla collaborazione di tanti amici, in particolare per quello che riguarda la lingua inglese.
Dato che questi e-book funzionano solo se scaricati su un device touchscreen, attraverso l'applicazione PlayTales che è gratuita negli App Store, sia Android che Apple, ho realizzato un video per ciascuna lingua:








Su PlayTales c'è una libreria piena di titoli per bambini, tutte letture animate e in tante lingue. 
Non so voi, ma a me sarebbe piaciuto essere bambina nell'era del touchscreen.

mercoledì 5 dicembre 2012

Edizione Natalizia

Onestamente non sono una grandissima fun degli addobbi natalizi, sono una di quelle che l'albero comincia a farlo quando è proprio necessario, un paio di giorni prima di Natale ;) 
però ho trovato delle personalizzazione natalizie troppo carine per il blog e allora mi sono lasciata un pò andare, sperando che i javascript funzionino. 
Ecco la mia Blog Edition Natalizia.

martedì 4 dicembre 2012

Crossed, la citazione della settimana



 Ecco un nuovo appuntamento con la rubrica del martedì

QUOTES YOUR LOVED BOOK


Il libro di questa settimana è Crossed, di Ally Condie, Fazi Editore.

Ho già detto quanto mi è piaciuto il sequel di Matched nella recensione di qualche settimana fà QUI
e questo è l'estratto di un piccolo passaggio del libro che mi ha lasciato senza fiato. 
Ally Condie riesce a farmi spalancare la bocca per la sorpresa ad ogni incastro narrativo, in questa serie, e ogni tanto regala ai suoi lettori dei tesori. 

Trovo che questo passaggio sia di una forza e delicatezza unica e in più svela qualcosa della copertina del terzo libro Reached, Cassia in abito rosso. Ecco il perchè, lui l'ha dipinta così. 
Forse sono solo mie supposizioni, però un collegamento di sicuro c'è. 
Voi che cosa ne pensate?

lunedì 3 dicembre 2012

Intervista a Marta Palazzesi: il suo rapporto con la scrittura

L'autrice di "Il Bacio della Morte", primo libro della trilogia "La Casa dei Demoni" in uscita il 16 gennaio nella collana Giunti Y, racconta il suo rapporto con la scrittura. 
Ho inviato le mie curiosità all'indirizzo mail lacasadeidemoni@hotmail.it e Marta Palazzesi ha risposto; nè è uscita un'intervista.
Come ho già detto più volte sono molto contenta di quest'esordio italiano con una saga che ha tutte le carte in regola per farci appassionare. E mentre aspetto di poter leggere il primo libro, ho voluto conoscere meglio l'autrice. 



 
1- Qual è il tuo rapporto con la scrittura? Hai sempre scritto fin da piccola o è una passione che è maturata con gli anni?
 
Ho iniziato a scrivere da piccolissima. La folgorazione è avvenuta il giorno in cui mi è stato regalato Ascolta il mio cuore di Bianca Pitzorno, seguito poco dopo da Polissena del Porcello, sempre della stessa autrice. Dovevo avere otto o nove anni. Al termine delle due letture capii che io volevo fare esattamente quello: raccontare storie. Ho così iniziato a riempire quaderni e quaderni di favole e racconti, e da lì non ho più smesso.

 2- Hai fatto corsi di scrittura o di perfezionamento?  
No, non ho frequentato corsi di scrittura. Ma ho sempre letto tanto, di tutto e in maniera vorace, e probabilmente è stato questo ad aiutarmi a “perfezionarmi”, a capire in quanti modi diversi possa essere scritta una storia e per quale pubblico. 
 
3- Hai sempre pensato che saresti diventata scrittrice? ovvero hai sempre sognato di fare questo lavoro? 

 Sì, ho sempre sognato di trasformare la mia passione in un lavoro. Da piccola, quando mi chiedevano cosa volessi fare da grande, rispondevo senza esitare: «La scrittrice!» Tendenzialmente, soprattutto a scuola, venivo guardata con perplessità, come se fare l’astronauta, il chirurgo o il pilota di Formula Uno (le risposte dei miei compagni) fosse molto più semplice!
Crescendo però mi sono resa conto delle effettive difficoltà nel riuscire a pubblicare e del rischio che il mio rimanesse “solo” un sogno.
Così, al termine del liceo, ho optato per una Facoltà che nulla aveva a che fare con la scrittura. È stato un errore da un certo punto di vista, ma dall’altro mi ha anche aiutata a capire quale fosse la mia strada. Il giorno della laurea mi sono detta: “Cosa vuoi fare davvero? Scrivere. Bene, allora rimboccati le maniche e dacci dentro.”
Ho preso a scrivere con sempre più assiduità, ho cercato lavori e collaborazioni in qualche modo inerenti alla parola scritta e che potessero aiutarmi a migliorarmi sempre di più. E alla fine il sogno è diventato realtà. Ci tengo però a dire che, al di là di tutti i miei sforzi, tutto questo è stato possibile anche grazie alle persone della casa editrice che hanno creduto nella mia trilogia e a un pizzico di fortuna. Se avessi inviato il file con i manoscritti un anno prima o un anno dopo, chissà se adesso sarei qui. 
 
4- Prima di questa saga, hai scritto altre cose, tipo racconti o romanzi rimasti nel cassetto?
 
Uh, il mio cassetto è pieno di romanzi scritti prima della trilogia de La Casa dei Demoni! Alcuni portati a termine, altri lasciati a metà in attesa del momento giusto per riprenderli. Ma ne ho iniziati anche negli ultimi mesi, per tenermi in esercizio. Per esempio, quest’estate, in un momento di pausa tra la fine dell’editing de Il bacio della morte e l’inizio dell’editing del secondo volume della trilogia, ho buttato giù un racconto, tanto per non rimanere ferma. «Scrivere si impara scrivendo» mi è stato detto una volta, ed è proprio vero. C’è un abisso tra il primo romanzo che ho scritto anni fa e Il bacio della morte, ma non è certo finita qui, ho intenzione di migliorarmi sempre di più.
 
5- Hai già visto la prima copia stampata del bacio della morte? potresti descrivere che cosa hai provato ad avere fra le mani la realizzazione di tanti sforzi? 
 
No, purtroppo non ho ancora stretto il libro tra le mie grinfie, ma accadrà a breve! Già vedere il file definitivo impaginato è stata una grande emozione. Cosa ho provato? Incredulità, gioia, soddisfazione. Ma soprattutto incredulità. Sto iniziando a realizzare soltanto adesso, dopo la pubblicazione online del primo capitolo con i relativi commenti e feedback, che “sta succedendo veramente”. Se ripenso a quando ho iniziato la storia, a tutti i mesi trascorsi a perfezionarla, rivederla, modificarla, china sul mio fedele portatile, senza avere la più pallida idea di quello che sarebbe poi accaduto, senza avere nemmeno la certezza che qualcuno la avrebbe davvero letta… be’,  mi sembra ancora incredibile.
Ma è ancora più incredibile pensare che tra poche settimane ci saranno delle persone con in mano il libro e che alcune di loro (spero la maggior parte!) trascorreranno delle ore piacevoli insieme a Thea e al suo mondo.
 
6- Leggendo il primo capitolo mi ha affascinato la scelta del rapporto conflittuale fra la protagonista Thea e il padre, come mai hai deciso di caratterizzare Thea così?
 
Non volevo che il rapporto tra Thea e i suoi genitori, in questo caso specifico il padre, fosse marginale e relegato a un ruolo di secondo piano. E, soprattutto, volevo che la nostra volitiva, determinata e pratica Thea fosse messa alla prova da un qualcosa che non potesse essere semplicemente preso a pugni e che, invece, le richiedesse un tipo di sforzo diverso. 
 
7- Come mai hai deciso di narrare in prima persona? tutta la saga sarà così o ci saranno alternanze?
 
La prima persona mi permette di entrare nella testa della protagonista e filtrare la storia attraverso la sua sensibilità e il suo punto di vista in modo immediato e diretto. È il tipo di narrazione con cui mi sento più in linea, che però non esclude a priori un futuro utilizzo della terza persona. 
Concludo ringraziando Silvia per le sue interessanti domande! Spero che le risposte lo siano altrettanto!

Chiaramente sono io che ringrazio Marta Palazzesi per la sua disponibilità e le sue risposte. 
Quello che più mi ha colpito è la descrizione della sua incredulità riguardo alla pubblicazione, ma posso capirla, anche se la mia è una casa editrice minore ho avuto anch'io la sensazione di brancolare in un sogno all'inizio, figuriamoci lei. 
In secondo luogo ho apprezzato molto quello che ha detto riguardo al lavoro dello scrittore, in Italia purtroppo si tende a relegare la scrittura a mera espressione artistica, come se l'arte non fosse un lavoro ma una razza in via d'estinzione, invece creare storie è un mestiere vero e proprio. 
Voi che cosa ne pensate?   
 

domenica 2 dicembre 2012

Leggendariamente: Grafica natalizia e doppio Giftaway!



Leggendariamente: Grafica natalizia e doppio Giftaway!: Carissimi followers, con l'imminente arrivo delle festività natalizie, io e la mia gemellina Pamela , del blog " Il Cibo della Mente ", a...

Un albero tutto da decorare, non posso resistere :D un'altra bellissima iniziativa natalizia a cui partecipare!! 

Il Bacio della Morte, dietro le quinte. Intervista a Marta Palazzesi.

L'autrice Marta Palazzesi ci racconta il suo libro in un'intervista. 
E' possibile inviare le proprie domande all'indirizzo lacasadeidemoni@hotmail.it che Giunti ha messo a disposizione per soddisfare la nostra curiosità. 
L'intervista è disponibile QUI 
Leggendo l'articolo postato sul Blog Y mi sono venute in mente tante altre domande che presto invierò all'autrice. 
Vorrei ringraziare Giunti per aver aperto questo canale diretto, la trovo un'ottima idea per far conoscere il libro e l'esordiente Marta Palazzesi. 

Quello che mi ha colpito di più dell'intervista è l'assoluta naturalezza delle risposte. A volte si assiste ad un botta e risposta patinato che toglie il gusto di leggere. Invece qui si ha la reale percezione di riuscire a parlare con l'autrice come se fossimo ad un tavolino di un bar. 

Voglio condividere con voi l'intervista.





Com’è nata l’idea del libro?
Ero a Londra, bloccata dentro una caffetteria a causa di un temporale con i fiocchi. Avevo con me il mio portatile e degli appunti su una storia a cui stavo lavorando da un po’ di tempo, ma che ancora non ero riuscita a inquadrare del tutto. Ho iniziato a riguardarli e a buttare giù nuove idee, andando sempre più a fondo nella caratterizzazione della protagonista – che poi sarebbe diventata la nostra Thea. Man mano che Thea prendeva vita le ho costruito attorno tutto il suo mondo: Incubi e Succubi erano figure su cui stavo ragionando da tempo, e mi avevano sempre affascinata, così come l’Europa dell’est mi era sempre sembrata lo scenario perfetto per ambientare una storia piena di azione e allo stesso tempo sentimenti. Quando mi sono alzata dal tavolo il temporale era finito, e così il primissimo canovaccio delle avventure di Thea! Quando ho ripreso in mano gli appunti il giorno seguente ho iniziato a ragionare su tutti gli aspetti che non avevo considerato: per esempio, pur sapendo che sarebbe stata Thea la protagonista indiscussa del libro, ho deciso di mettere in campo più personaggi principali facendoli muovere all’interno di una società separata da quella degli esseri umani e definita da proprie regole e leggi. Come vedrete però, gli umani sono una delle parti fondamentali di questo mondo.

Come hai fatto a svilupparla?

Ho cercato di stabilire fin dall’inizio dove volevo arrivare e cosa volevo raccontare, e non solo a livello di trama e colpi di scena. Volevo per i miei protagonisti una evoluzione nel corso di tutta la trilogia, in positivo o in negativo a seconda dei casi, che si mettessero in discussione e che non rimanessero “statici”, incastrati nei loro ruoli iniziali. Parlando del primo libro, ho fatto un vero e proprio schema (e pensare che ho sempre odiato le scalette dei temi al liceo!) stabilendo cosa doveva succedere, quando e perché. Poi ho iniziato a scrivere. In questo modo, anche durante le “giornate no”, avendo chiaro lo schema, non sono stata costretta a fermarmi e ho comunque portato avanti la storia. Passata la giornata no, riprendevo in mano il testo e magari riscrivevo anche tutta l’ultima parte, ma almeno avevo qualcosa su cui lavorare.

Quanto tempo hai impiegato a scrivere il libro?

La prima riga de “Il Bacio della Morte” ha visto la luce a febbraio del 2011 e a novembre ho spedito il romanzo alla casa editrice (insieme al secondo). Ho impiegato un mese circa a stendere la prima bozza, e poi ho lavorato al testo per i mesi seguenti, cercando di perfezionarlo il più possibile. Ci sono comunque state svariate settimane di pausa tra una rilettura e l’altra, per prendere le distanze dalla storia e farla respirare un po’.

Hai “inventato” la storia mano a mano che scrivevi, oppure hai deciso tutto fin dal principio?

Sì, ho pianificato tutta la storia sin dall’inizio, e solo successivamente l’ho divisa in tre parti, cercando di equilibrare il tutto. Ovviamente quando si scrive ci si discosta – spesso anche di parecchio – da quello che si è programmato razionalmente: per fortuna scrivere è e rimane soprattutto un processo creativo! Ma la storyline principale è già definita. So dove stiamo andando a parare, insomma, anche se ogni volta che riprendo in mano il testo trovo sempre qualcosa da cambiare, aggiungere, togliere…

Come ti senti all’idea che tantissime persone avranno in mano il tuo libro?
È incredibile e, almeno per il momento, l’entusiasmo vince sul panico. Ma è davvero una sensazione strana pensare che tante (be’, si spera…!) persone avranno tra le mani la mia storia tra qualche mese. Scrivere è quello che ho sempre voluto fare e, per quanto sia un’attività “solitaria”, alla fine credo che un libro si scriva non solo per se stessi, ma soprattutto perché venga condiviso e letto da altri. O almeno questo è lo spirito con cui lo faccio io. Spero davvero che i lettori trascorrano delle ore piacevoli in compagnia dei miei libri.

Hai un po’ paura delle critiche?
Le critiche non fanno mai piacere, inutile negarlo. Speri sempre che gli altri apprezzino il tuo lavoro e i tuoi sforzi. Però, da lettrice accanita quale sono, so quanto tempo, aspettative e (diciamolo, i libri non crescono mica sugli alberi!) soldi si investano in un libro, quindi capisco che se non soddisfatti dalla lettura, venga spontaneo esternarlo, scrivendo commenti o recensioni in merito. È assolutamente legittimo.

Come hai fatto a farti pubblicare?

Ho trasformato il mio bel file Word in un Pdf, ho scritto una breve (ma incisiva) lettera di presentazione, una sinossi dettagliata di tutta la trilogia e ho spedito un’e-mail alla casa editrice. Dopo due settimane mi hanno contattata. All’inizio credevo che avessero sbagliato numero poi, quando ho capito che volevano proprio me, ho pensato che non poteva essere per il manoscritto, e che forse mi contattavano per altro. E invece eccoci qui! Ah, ovviamente nel panico del momento il mio cervello non ha minimamente registrato il nome della persona con cui stavo parlando. Quando, poche ore dopo, ho dovuto inviarle un’e-mail con le mie disponibilità per l’incontro in casa editrice, mi è quasi venuta una sincope. Alla fine per fortuna il nome sono riuscita a recuperarlo. Potenza di internet.

Com’è fare l'editing sul proprio testo?

Meno traumatico di quanto si creda! Ero davvero curiosa di sentire i suggerimenti della mia editor, e non li ho mai vissuti come “un attacco” al mio testo. Avere un punto di vista esterno non può che essere positivo: una scena che per me può essere cristallina perché do per scontati certi elementi, per il lettore giustamente può non esserlo, e l’editor ha l’oggettività per segnalarlo. Ma durante la fase di editing de “Il Bacio della Morte” non sono certo mancati episodi divertenti… è stato un lavoro impegnativo, ma anche piacevole.

Chi sceglie la cover?

La cover del libro viene creata dalla grafica su suggerimento dell’editor, quindi sarà una sorpresa, anche se posso immaginare che toni avrà dopo avere visto il dettaglio del pugnale!


Hai ambientato il romanzo in Transilvania, ti sei ispirata a Liviu Rebreanu? In che modo ti ha influenzato?

Per quanto la Transilvania sia un’area della Romania indubbiamente affascinante, il romanzo è ambientato da tutt’altra parte, in una regione chiamata Muntenia.

A quali attori faresti interpretare i tuoi protagonisti?

Vado moltissimo al cinema e sono una gran divoratrice di serie tv, ma quando si tratta di fare nomi sono un disastro! Ho un’immagine dei miei protagonisti ben definita nella mia testa, ma non saprei proprio a quali attori farli interpretare. Tra le attrici più giovani sicuramente apprezzo molto Jennifer Lawrence, Emma Stone e Vanessa Marano. Forse Emma Stone potrebbe essere perfetta per il ruolo di Serena. Però, insomma, per il momento rimarrei con i piedi ben ancorati a terra!

Chi è Kirill?

Kirill è uno dei Master (ovvero uno degli allenatori) di Thea. È un ragazzone russo di venticinque anni, biondo, con gli occhi azzurri e il carattere più burbero dell’universo. Ha anche un senso dell’umorismo piuttosto inesistente. Ma è uno dei personaggi secondari a cui sono più affezionata, assieme al padre di Thea (il cui senso dell’umorismo, invece, è… ben sviluppato, direi. Forse troppo.)

Ma questo principe russo com’è?

Oltre a essere principe e russo, Alex è il cugino di Serena ed è decisamente molto meno burbero del compatriota Kirill. In fondo è un bravo ragazzo, anche se il suo arrivo a Palazzo – la comunità dove vivono i nostri eroi – non passerà inosservato.

Ma lui e Thea si innamorano?

Ah, non lo volete davvero sapere! Altrimenti che gusto c’è a leggere il libro? ☺
 


Quali risposte vi hanno più colpito?

Personalmente oltre alla curiosità su come ha avuto origine la storia. E' sempre bello scoprirlo, sono rimasta colpita anche dalla facilità di contatto tra l'autrice e la casa editrice Giunti. Forse perchè io sono un'esordiente, certo in misura minore *sguardo sognante pensando all'ipotesi di essere in contatto con Giunti* rispetto a Marta Palazzesi. 
Ho già detto che sono una sostenitrice di questa saga perchè mi sembra proprio bella e non vedo l'ora di leggerla, in primis, e perchè finalmente si scommette su un'autrice italiana. E ne sono davvero felice. Spero che i lettori italiani dimostrino il loro affetto e sostegno a quest'esordiente di casa nostra. E' giusto valorizzare i nostri talenti :D
Detto questo mi sono venute in mente altre domande e corro a inviarle alla redazione di Y ... voi che fate?


La scheda del libro QUI
Fan Page dell'autrice QUI
Leggi il primo capitolo del Bacio della Morte QUI