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domenica 17 novembre 2013

Intervista l'editore: Nativi Digitali Edizioni _editori di ebook esordienti

Cari bloggalettori,
chi mi segue da un pò, sà che sono una lettrice digitale, ormai quasi esclusivamente, e che sono una social addicted, termine molto di moda e "carino" per definire chi è parzialmente o totalmente dipendente dal web e dai socialmedia ^_^. In ogni caso torniamo al punto centrale del post di oggi, ho recentemente scoperto una nuova realtà nel campo editoriale e visto che mi sembra proprio un bel progetto, voglio farvelo conoscere.  
Nativi Digitali Edizioni è composta da Annalia e Marco, due giovani che hanno deciso di scommettere su loro stessi, accantonando le delusioni di un mondo del lavoro precario e senza grandi prospettive. E' per questo che quando li ho scovati su internet, ho chiesto loro di rispondere a qualche domanda. Curiosità mode-on...

1) Domanda d’obbligo per cominciare: com’è nata l’idea di un editore digitale di ebook esordienti?

Optare per l'editoria digitale ci è sembrata la scelta perfetta in quanto fa incontrare le due nostre più grandi passioni: la letteratura e la tecnologia. Puntare sugli esordienti ci sembra naturale perché, dopotutto, siamo esordienti anche noi! Inoltre riteniamo giusto dare spazio ai tanti talenti che magari sono rimasti tagliati fuori dalle maglie dell'editoria tradizionale.


2) Quale posizione pensate di occupare nel mercato editoriale italiano in un momento di grande mutamento come questo? Mi spiego meglio, le opportunità del digitale sono infinite e in particolare gli ebook hanno aperto la strada del self-publishing, voi vi proponete come soli editori digitali, ma non chiedete contributi per la realizzazione degli ebook, quali sono i vostri obiettivi?

Siamo consci che il mercato dell'editoria digitale è molto giovane e quindi instabile, ma proprio per questo diventarne parte è una sfida esaltante. Fenomeni sicuramente in crescita come quello del Self-Publishing non rendono inutili gli editori che puntano a rappresentare una nicchia, sia di autori che di lettori, selezionando proposte di qualità e originali, come stiamo facendo noi. Speriamo invece che rendano obsoleta l'editoria a pagamento.

3) Osservando il vostro sito se l’ebook ha sostituito il cartaceo, i social media hanno sostituito la distribuzione, pensate che questo sarà il futuro dell’editoria?

Non possiamo affermare che i social media saranno per forza il futuro dell'editoria, sicuramente sono il mezzo più veloce e economico da parte di un editore digitale per farsi conoscere. Ciò non vuol dire che altre forme di pubbliche relazioni (su altri siti, via email o, banalmente, con il buon vecchio passaparola) siano diventate inutili; una strategia di successo dovrebbe bensì integrare i vari canali del web tra loro, e l'online con l'offline.

4) Personalmente leggo ormai quasi esclusivamente in digitale, più economico, più comodo – non ho una piazza d’armi come casa e lo spazio per gli scaffali è esaurito – ma resto sempre un po’ delusa dal fatto che in commercio si trovino semplici testi digitalizzati, nessun contenuto in più o quasi. Eppure il digitale permetterebbe di creare un mercato nuovo. Tutto questo vaneggiamento è per chiedervi: secondo voi si può uscire dalla dicotomia: è meglio il digitale o il cartaceo? Sono due cose diverse o una sostituirà l’altra?


Pensiamo che i motivi di discussione su questo siano due: un'adesione troppo rigida al "modello libro", che non permette di cogliere appieno le opportunità offerte da un formato libero e multimediale, ma anche problemi di natura tecnica dovuti all'ancora scarsa adozione del formato epub3, molto più duttile e flessibile, in primis da parte dei "big" del mercato come Amazon. Riguardo alla dicotomia digitale/cartaceo, sempre più persone si stanno rendendo conto di come un formato non esclude l'altro, anzi. Recentemente abbiamo letto questo bell'articolo (http://www.the-digital-reader.com/2013/11/11/e-versus-print-burgers-steak/, in inglese), che dice che gli ebook stanno agli hamburger come i libri cartacei alla bistecca; capito il concetto? :)

5) Ok, adesso voglio sapere qualcosa in più su di voi. Da quante persone è composta Nativi Digitali Edizioni? Quali sono le vostre esperienze pregresse? Provenite dal campo dell’editoria o del web?

Siamo solo in due, la nostra storia è particolare perché siamo una coppia e il nostro ufficio per ora coincide con il nostro appartamento! Siamo Marco e Annalia, laureati rispettivamente in Semiotica e Scienze Politiche, non abbiamo mai lavorato in ambito strettamente editoriale (pur conoscendo molto bene l'ambiente "dall'altro lato della barricata”) mentre invece abbiamo forte esperienza, sia per lavoro che per passione, con il web e l'informatica.

6) Come affrontate la selezione di un testo?

Prima di leggere il testo integrale chiediamo una sinossi breve che sintetizzi trama e "spirito" dell'opera, qualche riga di biografia dell'autore e un estratto di circa diecimila battute. Se passa il "primo turno" leggiamo entrambi l'opera intera; esistono vari criteri che ci fanno propendere per un testo piuttosto che l'altro, ma i più rilevanti sono l'aderenza alla nostra linea editoriale, l'originalità e la "vendibilità" del concetto alla base del testo e, ovviamente, lo stile di scrittura.


7) Gli scrittori come possono sottoporre alla Nativi Digitali Edizioni i manoscritti? Di quali storie siete alla ricerca in questo momento?
Gli scrittori possono mandarci il materiale a info@natividigitaliedizioni.it, cerchiamo di rispondere il prima possibile a tutti. Non abbiamo predilezioni specifiche per genere, le storie che ci piacerebbe pubblicare dovrebbero essere originali, con un "concetto" evidente dietro e con un occhio a un pubblico giovanile e/o geek.


Presto sul blog vi presenterò anche i primi ebook pubblicati dalla Nativi Digitali Edizioni.
Nel frattempo che cosa pensate di questo nuovo progetto editoriale?





martedì 7 maggio 2013

Intervista l'Editore: Speechless Books, un nuovo modo di leggere.

Buongiorno miei Lettori/Lettrici,
o quanto meno se la programmazione dei post ha funzionato dovrebbe essere martedì mattina *spera intensamente di sì*; oggi pubblico un'intervista insolita. Insolita perchè a parlare dei loro libri non è un autore ma l'editore. Dopo aver letto "La bambina senza cuore" di Emanuela Valentini mi sono interessata al progetto Speechless Books e così ho chiesto alla redazione se era possibile fugare alcune curiosità. La risposta è stata positiva, ecco che cosa ho chiesto loro riguardo agli SL Books.
A "subire" le mie domande sono Pia Ferrara, caporedattrice e ufficio stampa, e Alessandra Zengo, direttore editoriale di Speechless Books.

 


1- Personalmente sono una lettrice digitale, ma quando leggo e-book di solo testo è come se mancasse qualcosa; gli SL sono libri 2.0, ma come sono nati?

[Alessandra Zengo] Speechless Books è frutto del caso, come molti altri progetti della sottoscritta. Avevo già in mente di pubblicare libri (finora mi sono occupata solo di racconti e riviste), ma era un sogno che relegavo sempre a un futuro non così prossimo. Non è così semplice pubblicare libri,
soprattutto se si ha un'anima pignola come la mia. Poi è arrivata l'occasione, sotto mentite spoglie. Ho conosciuto Emanuela Valentini, la nostra prima autrice, mentre partecipava al concorso I-Fantasy Fazi, al termine del quale ho chiesto il suo manoscritto "La bambina senza cuore" in lettura. Mi è piaciuto, ho trovato nella storia e nella scrittura delle potenzialità da sviluppare, e con l'autrice ho cominciato a lavorarci, dopo averle proposto una pubblicazione con Speechless. Il testo era di sole 100.000 battute. Dopo alcuni mesi di lavoro, quello stesso testo era più che quadruplicato. Lavorandoci – insieme ad altri elementi del team di Speechless e nuove, insperate e splendide acquisizioni lungo il percorso – il progetto si è allargato come se avesse vita propria. Così è nato il contenitore e l'idea di Speechless Books, di cui "La bambina senza cuore" (www.labambinasenzacuore.it) non è che il primo progetto.



2- Avete definito gli SL Books come lo slow food dell’editoria; qual è il vostro obiettivo? Creare un prodotto nuovo che finalmente esca dalla dicotomia: “é meglio il digitale o il cartaceo”?

[Pia Ferrara] Anche questo, ma non solo questo. In fin dei conti, che il supporto sia digitale o cartaceo a noi interessa soprattutto la qualità delle storie da proporre ai lettori di Speechless Books. Ci focalizziamo sulla sostanza, senza dimenticare la forma. Leggere in formato digitale non esclude la lettura in cartaceo e viceversa. Il nostro obiettivo a medio e lungo termine è quello di proporre delle storie genuine che possano lasciare qualcosa al lettore, una suggestione, un’immagine, una citazione. Qualcosa di unico, creato e gustato con amore.

3- Gli SL Books sono un’esperienza di lettura multisensoriale che unisce scrittura, illustrazione, reading. Realizzare un libro così è un grande impegno, riuscireste a descriverlo?

[Alessandra Zengo] Sperimentare. Questa la parola d'ordine. Vogliamo usare la fantasia,
applicandola al mondo dell'editoria. Vogliamo creare qualcosa di nuovo che rompa con la tradizione, ma allo stesso tempo ne conservi lo spirito originario, che forse negli ultimi anni si è perso – sempre alla ricerca spasmodica dell'ultimo best-seller o del trend da seguire. L'idea, per esempio, di coniugare parole e immagini non è nuova se pensiamo agli illuminated printings di Blake, o ai romanzi illustrati del XIX e XX secolo, oppure ancora ai libri per bambini; abbiamo però deciso di applicarla anche ai romanzi che normalmente non ne sono provvisti. Pensiamo che non sia solo un'aggiunta estetica gradevole, ma un aiuto concreto per i lettori per inquadrare e fissare una determinata scena nella retina e non solo nella mente. Li aiuta a immaginare concretamente i personaggi e le situazioni nei dettagli. Il reading, poi, realizzato in sala di registrazione, dà una consistenza diversa alle parole, come se fluttuassero attorno al lettore, dando sfumature di tono e significato, nonché il pathos della recitazione, che con la sola lettura solitaria si perderebbero. Soprattutto se la voce è quella di Cristina Caparrelli. 
4- Il mercato editoriale italiano è piccolo e per certi versi attaccato alla tradizione, voi che cosa vi aspettate?

[Alessandra Zengo] Il team è composto da persone molto giovani, quindi aperte al cambiamento e all'innovazione che i nuovi media portano con sé. Con Speechless Books, a cui stiamo lavorando intensamente facendo brainstorming continui, vogliamo proporre al pubblico nuove esperienze di lettura veicolate da strumenti digitali nuovi e sperimentali. Siamo un gruppo affiatato di pochi eletti con una passione smisurata per il nostro "lavoro", che è anche fare e diffondere cultura. Nonostante questo, siamo dei nostalgici. Guardiamo indietro, all'editoria del Novecento, e vediamo quello che vogliamo fare anche noi: artigianato editoriale. Libri belli, curati, amati, seguiti step by step. Nessuna logica commerciale se non recare un servizio ai nostri lettori, con la massima qualità che il nostro marchio può garantire.

5- Come avviene la selezione di una storia che diventerà SL Books? Sarà una collana 2.0 tutta dark e paranormal?

[Alessandra Zengo] Con Speechless Books non vogliamo precluderci alcun genere letterario o commistione, quindi non pubblicheremo solo storie dark e paranormal come La bambina senza cuore di Emanuela Valentini. Nonostante questo, avremo un occhio di riguardo per il fantastico italiano di qualità, un genere inflazionato dopo l'ondata di paranormal/fantasy che gli editori tradizionali – con qualche eccezione – hanno scelto di pubblicare. Oltre alla narrativa di genere, pubblicheremo romanzi di narrativa generale, saggistica e graphic novel. La selezione è un processo relativamente semplice nella pratica: leggiamo i manoscritti (più persone leggono lo stesso scritto per avere pareri diversi) che arrivano in redazione e, se qualche scritto ci convince, rispondiamo affermativamente all'autore. La parte difficile è decidere chi farà parte della scuderia e chi, invece, non ci sembra adatto. Bisogna saper guardare nel testo, senza fermarsi alla superficie; scovare le potenzialità nascoste e farle sbocciare. Vedere se l'autore ha quel quid che lo distingue dalla restante massa di scrittori. Se ha qualcosa da dire, e sa dirlo nel modo giusto. Ed è quello che spero di aver fatto con il romanzo della Valentini.

6- A quando l’uscita del prossimo?

[Alessandra Zengo] Non abbiamo ancora una data ufficiale, ma la prossima pubblicazione è prevista per l'autunno 2013, mentre al momento stiamo lavorando alla definizione del progetto e al sito ufficiale. Abbiamo scelto un'altra autrice, stavolta straniera e famosissima, di cui avrete altre notizie a breve.

7- C’è qualcosa che non vi ho chiesto, e sicuramente c’è, ma che volete aggiungere?

[Pia Ferrara] Anzitutto ti ringraziamo per l’interesse mostrato verso Speechless Books! Il feed back dei lettori per noi è tutto, è a loro che i nostri libri vogliono parlare, non vogliamo chiuderci nell’autoreferenzialità. Il sito ufficiale di Speechless Books è in preparazione, ma nel frattempo vi invitiamo a passare sullo spazio virtuale dedicato a La bambina senza cuore (www.labambinasenzacuore.it) e, se avete dei progetti rimasti fino a ora nel cassetto, tirateli fuori e inviateli a manoscritti@speechlessmagazine.com. In bocca al lupo a tutti!



Personalmente penso che Speechless Books sia una bellissima realtà editoriale tutta italiana da apprezzare e ho voluto conoscerla meglio insieme a voi, miei cari lettori/lettrici; che cosa ne pensate?








giovedì 21 marzo 2013

Intervista a Francesca Verginella, autrice di Luna e Hope Alaska



Cari lettori,
prima di tutto scusate se sono stata poco presente in questi giorni ma ho ripreso a scrivere ed il tempo è sempre quello che è ^_^; detto questo vi ho già parlato di quest'autrice recensendo uno dei suoi titoli: Hope, Alaska. Ecco dopo averlo letto mi è venuta la curiosità di conoscerla meglio e dalla nostra chiacchierata è nata una piccola intervista. 

Conosciamo meglio Francesca Verginella ... 


Nota Biografica:

Scrivo dall'età di 19 anni: il mio primo romanzo (il mio preferito) è stato un fantasy, pur non essendo io una grande lettrice di questo genere. Poi sono venuti i corti ed altri romanzi che si ispirano alla vita contemporanea. Ho partecipato a qualche concorso letterario, ma non ne ho vinto nessuno. Ho cercato allora di farmi conoscere dalle case editrici (grandi e piccole), anche passando per le agenzie letterarie. Le valutazioni erano solitamente buone, ma ho sempre rifiutato di pagare per essere pubblicata. Negli anni ho capito un paio di cose sull'editoria e così ho rinunciato. Poi ho letto di Smashwords su un giornale ed ora sono qui, grazie anche a mio marito (perchè io e i computer veniamo da due Universi diversi, paralleli, che mai si incontreranno). Ho altri romanzi che aspettano di essere completati ed ora ho trovato un nuovo stimolo per proseguire il mio lavoro. Spero vi piaceranno.
 
Intervista:





1) Visitando il tuo sito ho visto che sei una persona poliedrica: scrittura, artigianato, cucito, cucina; come riesci a coniugare tutto?

R) Sono tutti interessi che sono nati in momenti diversi della mia vita. Quello che chiamo artigianato, quando a 6 anni pasticciavo con colori, dash, perline, ecc. mia madre lo chiamava far cianfrusaglie. In realtà mi piaceva fare regalini ai miei amici per natale o i compleanni, una scatolina con le iniziali, una collana, degli orecchini, una statuina in tema. Oppure un enorme torrone dipinto su un pezzo di marmo per il mio amico che lavorava nella fabbrica di torroni e che di torroni non ne poteva più. Poi ho scoperto la cucina, grande passione di mia madre, che con amore me l'ha insegnata. Oggi, come mamma e moglie, ho la possibilità mettere in pratica quotidianamente quello che prima era solo un momento di creatività culinaria. Attorno ai 15 anni ho imparato a cucire, inizialmente più per necessità che per piacere: dovevo sempre accorciare l'orlo dei miei jeans. Poi però, visto che il sangue non mente (mia nonna è sarta), mi è nata la passione ed ho finito, molti anni dopo, con il cucire il mio abito da sposa. La scrittura l'ho amata da subito, ovviamente prima solo da lettrice, e mi sono sempre piaciuti generi letterari molto diversi tra loro. A 19 anni ho scoperto di essere capace anche di scrivere libri: è stata una sorpresa, ma anche un amore a prima vista.

2) La tua passione più forte è la scrittura? Cosa significa per te scrivere?

R) La scrittura è certamente la mia passione più grande. Quando ho incontrato la scrittura ero giovane e, inizialmente, non sapevo che quello che avevo iniziato sarebbe diventata una fantastica avventura che continua ancora oggi. Per me è una grande valvola di sfogo, un luogo in cui incanalare tutta la mia fantasia ed energia che nella vita reale a volte non riesco ad esprimere totalmente. Certo, quando ho iniziato pensavo che tutto quello che scrivevo sarebbe poi rimasto nel mio cassetto. Al massimo avevo immaginato che uno o due amici lo avrebbero letto. Avere pubblicato i miei libri, oggi, mi rende molto orgogliosa e motivata a proseguire con questa mia passione.

3) I tuoi libri appartengono a genere diversi, quale preferisci?
R) Mi stai facendo una domanda alla quale non è facile rispondere. "Luna", il fantasy, è stato il mio primo libro. Scritto a penna sui quaderni. Sudato e travagliato, ma allo stesso tempo genuino e istintivo. L'ho scritto in un momento particolare della mia vita e non può non occupare uno spazio particolare nel mio cuore. "Hope, Alaska" è stato il secondo libro che ho scritto (il primo scritto direttamente al computer). In un certo senso rappresenta una sfida con me stessa: dopo averne scritto uno dovevo dimostrare a me stessa che sapevo scrivere anche altro. Inizialmente non ne ero così convinta. La storia raccontata ne "Le età di mezzo" riprende episodi reali della mia vita e di quella di mia madre. E' un libro che qualcuno ha giudicato troppo sentimentale, ma che per me è la sintesi del rapporto d'amore... l'amore con la A maiuscola. I racconti brevi sono schegge di folli pensieri che inizialmente mi svegliavano la notte. A poco a poco ho riordinato quelle schegge in piccoli scritti ai quali sono molto legata. Da questi poi sono nati "Il Cerchio" e "Grigio", duplice risultato di un esperimento narrativo unitario. Mi chiedi dunque di scegliere chi amo di più tra i miei figli? Non ci riesco!

4) Leggendo “Hope, Alaska” si percepisce che scrivi da anni, la narrazione è ben padroneggiata, la mia curiosità riguarda l’ispirazione di questa storia, da dov’è nata?

R) Non ero ancora convinta di essere una vera scrittrice e temevo sinceramente di aver esaurito la mia vena artistica con "Luna". Poi ho letto di un concorso letterario, bisognava scrivere un romanzo rosa il cui limite era di circa 130 pagine. Mi sembra fosse organizzato addirittura dalla "Harmony" (sto parlando di cose del secolo scorso). Così ci ho provato, inizialmente con poco entusiasmo perchè non ero una lettrice di questo genere letterario. Invece mi sono sorpresa ad appassionarmi alla storia d'amore che avevo inizialmente delineato per sommi capi. La svolta arrivò quando mi venne l'idea di rivitalizzare un po' il clichè alla "Harmony" con una bella vendetta: volevo che la protagonista non fosse solo pronta alla rivalsa per un torto subito, ma anche che provasse un po' di gusto ad essere "cattiva" con chi se lo meritava. Da quel momento il libro si è scritto praticamente da solo e ho dovuto faticare per farlo rientrare nelle 130 pagine. Il risultato è stato quello che hai visto, abbastanza lontano dallo stile Harmony.

5) E la scelta di Hope come ambientazione?

R) Volevo dare alla storia una connotazione internazionale. Gli Stati Uniti sono stati subito la mia prima scelta perchè sono da sempre visti dagli italiani come un luogo in cui tutto può succedere, se uno davvero crede in quello che fa. Non volevo però la solita ambientazione di una megalopoli tipo New York (quella che vedevo in molti film e telefilm targati U.S.A.). Così ho scelto Boston (che piccola non è, ma è sicuramente meno sfruttata come scena di un libro) e poi ho privilegiato l'Alaska. Luogo che pochissimi conoscono bene (neppure io, lo ammetto) e che perciò potevo rivestire di mistero. Prima ho scelto il nome del paese , Hope (speranza) perchè credo che nel libro tutti i personaggi sono guidati dalla speranza di vedere i propri sogni (anche d'amore) realizzati. Poi ho scoperto che esiste davvero un paese con questo nome (che fortuna!). A cambiare poi la vita della protagonista è stata la natura selvaggia e la bufera di neve: una volta che sei bloccata in un luogo ristretto e senza alcuna possibilità di comunicare con l'esterno non puoi far altro che fare i conti con te stessa.

6) In questo libro sono ben dosati: passione, amore, rabbia e una rivincita tutta al femminile, quanto di Francesca c’è in Sara?

R) Molto. Anche io cerco nei legami affettivi (famiglia, marito, amici) una sorta di coperta in cui abbozzolarmi per sentirmi tranquilla e sicura. Per mia fortuna mi sono fidata di persone migliori di quelle che ha incontrato Sara: la poverina si è ritrovata la coperta stretta al collo. Fortunatamente non ho mai dovuto vendicarmi di qualcuno. Se qualcuno non si comporta bene nei miei confronti tendo a lasciar perdere anche perchè, fino ad ora, nessuno è riuscito a toccare profondamente i miei affetti più cari. Quindi non sono vendicativa, ma solo perchè mi è mancata l'opportunità. Credo però che le persone che fanno del male agli altri meritino di subire una punizione: almeno per essere messe in ridicolo ed espiare così le loro colpe, tra le risate di tutti. Insomma, Sara è riuscita ad esprimere quella sana cattiveria che io ho dentro di me, ma che non ho mai (ancora) avuto occasione di manifestare. 

Ringrazio Francesca per il tempo che mi ha dedicato.
 

lunedì 3 dicembre 2012

Intervista a Marta Palazzesi: il suo rapporto con la scrittura

L'autrice di "Il Bacio della Morte", primo libro della trilogia "La Casa dei Demoni" in uscita il 16 gennaio nella collana Giunti Y, racconta il suo rapporto con la scrittura. 
Ho inviato le mie curiosità all'indirizzo mail lacasadeidemoni@hotmail.it e Marta Palazzesi ha risposto; nè è uscita un'intervista.
Come ho già detto più volte sono molto contenta di quest'esordio italiano con una saga che ha tutte le carte in regola per farci appassionare. E mentre aspetto di poter leggere il primo libro, ho voluto conoscere meglio l'autrice. 



 
1- Qual è il tuo rapporto con la scrittura? Hai sempre scritto fin da piccola o è una passione che è maturata con gli anni?
 
Ho iniziato a scrivere da piccolissima. La folgorazione è avvenuta il giorno in cui mi è stato regalato Ascolta il mio cuore di Bianca Pitzorno, seguito poco dopo da Polissena del Porcello, sempre della stessa autrice. Dovevo avere otto o nove anni. Al termine delle due letture capii che io volevo fare esattamente quello: raccontare storie. Ho così iniziato a riempire quaderni e quaderni di favole e racconti, e da lì non ho più smesso.

 2- Hai fatto corsi di scrittura o di perfezionamento?  
No, non ho frequentato corsi di scrittura. Ma ho sempre letto tanto, di tutto e in maniera vorace, e probabilmente è stato questo ad aiutarmi a “perfezionarmi”, a capire in quanti modi diversi possa essere scritta una storia e per quale pubblico. 
 
3- Hai sempre pensato che saresti diventata scrittrice? ovvero hai sempre sognato di fare questo lavoro? 

 Sì, ho sempre sognato di trasformare la mia passione in un lavoro. Da piccola, quando mi chiedevano cosa volessi fare da grande, rispondevo senza esitare: «La scrittrice!» Tendenzialmente, soprattutto a scuola, venivo guardata con perplessità, come se fare l’astronauta, il chirurgo o il pilota di Formula Uno (le risposte dei miei compagni) fosse molto più semplice!
Crescendo però mi sono resa conto delle effettive difficoltà nel riuscire a pubblicare e del rischio che il mio rimanesse “solo” un sogno.
Così, al termine del liceo, ho optato per una Facoltà che nulla aveva a che fare con la scrittura. È stato un errore da un certo punto di vista, ma dall’altro mi ha anche aiutata a capire quale fosse la mia strada. Il giorno della laurea mi sono detta: “Cosa vuoi fare davvero? Scrivere. Bene, allora rimboccati le maniche e dacci dentro.”
Ho preso a scrivere con sempre più assiduità, ho cercato lavori e collaborazioni in qualche modo inerenti alla parola scritta e che potessero aiutarmi a migliorarmi sempre di più. E alla fine il sogno è diventato realtà. Ci tengo però a dire che, al di là di tutti i miei sforzi, tutto questo è stato possibile anche grazie alle persone della casa editrice che hanno creduto nella mia trilogia e a un pizzico di fortuna. Se avessi inviato il file con i manoscritti un anno prima o un anno dopo, chissà se adesso sarei qui. 
 
4- Prima di questa saga, hai scritto altre cose, tipo racconti o romanzi rimasti nel cassetto?
 
Uh, il mio cassetto è pieno di romanzi scritti prima della trilogia de La Casa dei Demoni! Alcuni portati a termine, altri lasciati a metà in attesa del momento giusto per riprenderli. Ma ne ho iniziati anche negli ultimi mesi, per tenermi in esercizio. Per esempio, quest’estate, in un momento di pausa tra la fine dell’editing de Il bacio della morte e l’inizio dell’editing del secondo volume della trilogia, ho buttato giù un racconto, tanto per non rimanere ferma. «Scrivere si impara scrivendo» mi è stato detto una volta, ed è proprio vero. C’è un abisso tra il primo romanzo che ho scritto anni fa e Il bacio della morte, ma non è certo finita qui, ho intenzione di migliorarmi sempre di più.
 
5- Hai già visto la prima copia stampata del bacio della morte? potresti descrivere che cosa hai provato ad avere fra le mani la realizzazione di tanti sforzi? 
 
No, purtroppo non ho ancora stretto il libro tra le mie grinfie, ma accadrà a breve! Già vedere il file definitivo impaginato è stata una grande emozione. Cosa ho provato? Incredulità, gioia, soddisfazione. Ma soprattutto incredulità. Sto iniziando a realizzare soltanto adesso, dopo la pubblicazione online del primo capitolo con i relativi commenti e feedback, che “sta succedendo veramente”. Se ripenso a quando ho iniziato la storia, a tutti i mesi trascorsi a perfezionarla, rivederla, modificarla, china sul mio fedele portatile, senza avere la più pallida idea di quello che sarebbe poi accaduto, senza avere nemmeno la certezza che qualcuno la avrebbe davvero letta… be’,  mi sembra ancora incredibile.
Ma è ancora più incredibile pensare che tra poche settimane ci saranno delle persone con in mano il libro e che alcune di loro (spero la maggior parte!) trascorreranno delle ore piacevoli insieme a Thea e al suo mondo.
 
6- Leggendo il primo capitolo mi ha affascinato la scelta del rapporto conflittuale fra la protagonista Thea e il padre, come mai hai deciso di caratterizzare Thea così?
 
Non volevo che il rapporto tra Thea e i suoi genitori, in questo caso specifico il padre, fosse marginale e relegato a un ruolo di secondo piano. E, soprattutto, volevo che la nostra volitiva, determinata e pratica Thea fosse messa alla prova da un qualcosa che non potesse essere semplicemente preso a pugni e che, invece, le richiedesse un tipo di sforzo diverso. 
 
7- Come mai hai deciso di narrare in prima persona? tutta la saga sarà così o ci saranno alternanze?
 
La prima persona mi permette di entrare nella testa della protagonista e filtrare la storia attraverso la sua sensibilità e il suo punto di vista in modo immediato e diretto. È il tipo di narrazione con cui mi sento più in linea, che però non esclude a priori un futuro utilizzo della terza persona. 
Concludo ringraziando Silvia per le sue interessanti domande! Spero che le risposte lo siano altrettanto!

Chiaramente sono io che ringrazio Marta Palazzesi per la sua disponibilità e le sue risposte. 
Quello che più mi ha colpito è la descrizione della sua incredulità riguardo alla pubblicazione, ma posso capirla, anche se la mia è una casa editrice minore ho avuto anch'io la sensazione di brancolare in un sogno all'inizio, figuriamoci lei. 
In secondo luogo ho apprezzato molto quello che ha detto riguardo al lavoro dello scrittore, in Italia purtroppo si tende a relegare la scrittura a mera espressione artistica, come se l'arte non fosse un lavoro ma una razza in via d'estinzione, invece creare storie è un mestiere vero e proprio. 
Voi che cosa ne pensate?