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martedì 20 agosto 2013

recensione: LE NOTTI BIANCHE di Fedor M. Dostoevskij

Le vacanze sono finite, purtroppo :(
ma che cosa fà una blogger quando è in spiaggia? Forza, rispondete!
Prende il sole? Poco per la verità. Fa il bagno in mare nelle pause di lettura? Fuochino. Si rifugia sotto l'ombrellone perchè in ombra si legge meglio? Fuoco. Ok, sono stata scoperta. Ho approfittato del relax vacanziero per finire di leggere questo classico. Ammetto che è il primo libro di Dostoevskij in cui mi cimento. 
Li vedo anche dal monitor i vostri sguardi saccenti e i fumetti che dicono: "non hai mai letto Dostoevskij?". No, e devo dire che mi aspettavo fosse più pesante e noioso, chissà perché avevo quest'idea. Certi preconcetti sui libri e sugli autori sono duri a morire, peggio di quelli sulle persone. Almeno a me capita così. Perchè in verità, cerco di tenermi lontana dai pregiudizi sulle persone, ma sto divagando, torniamo al libro. 



Scheda del libro:

Titolo: Le notti Bianche
Autore: Fedor M. Dostoevskij
Editore: Newton Compton
Pagine: 124
Prezzo: 0,99 euro
Versione letta: cartacea

Trama:

Le notti bianche è, insieme a Delitto e castigo, la più amata e la più letta delle opere di Dostoevskij. Protagonista è la figura del sognatore, nella cui esistenza, chiusa in un mondo di fantasticherie, irrompe per un breve attimo la giovane Nasten’ka.
Simbolo del pulsare delle emozioni, Nasten’ka offrirà per la prima volta al sognatore scampoli di vita vera, finché una sua lettera, con l’annuncio delle proprie nozze, non lo “risveglierà” per riportarlo al suo destino di illusioni. Sullo sfondo di una Pietroburgo deserta e quasi magica, si inserisce l’intenso dialogo tra i due protagonisti, pure voci, la cui identità è l’oggetto stesso delle loro riflessioni e della loro autocoscienza.

Il mio pensiero:

Ho scelto questo libro per avvicinarmi ai classici della letteratura russa, non avendo mai letto niente di Dostoevskij sono stata catturata dalla possibilità di leggerlo nella versione "low cost" che la Newton Compton ha messo in commercio con i libri a 0,99 euro. Si, perchè fra le tante manie che ho, molte delle quali definisco preoccupanti :), c'è quella di non riuscire a leggere i classici in formato digitale. Sono ormai una lettrice digitale per quanto riguarda manuali e narrativa contemporanea, ma dei classici devo sentire il frusciare della carta quando volto pagina. E' assurdo, me ne rendo conto. 
Delle Notti Bianche mi ha incuriosito il personaggio principale: il sognatore, e dato che mi ritengo a pieno titolo parte della categoria mi sono immersa nella lettura. Contrariamente alle mie aspettative le prime pagine sono scivolate via velocemente. Certo, la sintassi è quella che chiamo "classic style", ovvero proposizioni lunghe e ricchissime di punteggiatura. Avete mai fatto caso alla differenza che c'è nella sintassi tra i classici e la maggior parte della narrativa contemporanea? Sembra che con l'andar del tempo le frasi si stiano restringendo come dopo un lavaggio sbagliato in lavatrice. Sono sempre più corte, sintetiche. Le utilizzo anch'io come si può vedere, è un trend credo, o forse abbiamo sempre meno tempo, sempre troppe cose da leggere e l'attenzione del lettore sfugge. O magari è colpa dei Social, frammentare i pensieri in tweet e stati di facebook non ha fatto bene alla longevità delle frasi. Oggi divago, mi dispiace per voi miei followers ma vi tocca prendermi come sono :)
Insomma la sintassi è impegnativa, le frasi sono lunghe e a volte ho dovuto rileggerle perchè mi perdevo nel flusso di pensieri. La narrazione è divisa in notti, quattro per l'esattezza, durante le quali il nostro sognatore incontra una donna, Nasten’ka, di cui s'innamora. I due si raccontano senza veli, come è solito fra due sconosciuti che si giurano di non volere niente l'uno dall'altra, ma quando sono un uomo e una donna che raccontano tanta parte della propria intimità è possibile non innamorarsi? 
Per Dostoevskij è possibile. 
Il nostro sognatore non riuscirà a sfuggire al destino che lo vuole vedere ancora soffrire, ma la giovane e scaltra Nasten’ka, che sembra così fragile e dolce, e bisognosa di cure, si rivelerà la peggiore .... che un uomo possa conoscere. Quando sono arrivata alla fine, sono rimasta a bocca aperta. Può una donna essere tanto stronza? Scusate il termine ma del resto la dolce Nasten’ka si rivela tale. Questo classico viene spesso definito come la storia di un abbandono, ma direi che è più la storia di una delusione. E io che nel sognatore mi rivedo in pieno, oso dire che è una metafora per ogni delusione. Chi ha la fortuna (o sfortuna, decidete voi) di nascere con l'animo del sognatore - chi cioè vede in ogni sguardo distratto una storia, nel gesto di uno sconosciuto un saluto silenzioso - incappa, prima o poi, nel mondo reale, quello fatto di persone dalla duplice faccia, capaci di amarti per un istante e dimenticarti subito dopo. Nasten’ka rappresenta la cruda realtà, la vera essenza materiale dell'umanità che mal si sposa con il candore delle emozioni di un sognatore. 
Bene, ho finito i "discorsoni deliranti". Il libro mi è piaciuto. Lo consiglio perchè regala ottimi spunti di riflessione, come ogni buon classico. 



martedì 4 giugno 2013

Recensione RACCONTI DEL TERRORE di E.A. Poe

Cari Lettori/Lettrici,
finalmente torno con una recensione classica, nel senso che parlo di un classico e in questo caso del maestro dell'horror. Adoro le storie di paura - forse perchè sono una fifona ^_^ - e questa raccolta di racconti mi è piaciuta davvero tanto. Sono anni che mi ripromettevo di leggere questi racconti ma, come spesso succede, data la mole di libri che vorrei leggere *basterà una vita intera?* è passato in fondo alla lista. Grazie però alla fantastica iniziativa della Newton Compton Editori, mi sono ricordata del mio proposito. Questi libri a 0,99 sono come le caramelle, uno tira l'altro.  
Ma veniamo al libro ...







Scheda Tecnica:
Titolo: Racconti del terrore
Autore: E.A.Poe
Editore: Newton Compton
Pagine: 125
Prezzo: 0,99 euro
Versione letta: cartacea

Trama:

«Non c’è racconto degno di questo nome se dalla prima parola non suscita l’interesse del lettore che deve giungere all’ultima riga per comprendere la soluzione finale », scriveva Baudelaire. Tutte le opere di Poe presenti in questa raccolta possiedono una simile caratteristica. Sono un labirinto, una pianta carnivora che non lascia più la preda; il lettore che, anche solo per caso, si lasci attirare dalla prima parola, non può più tirarsi indietro ed è costretto a proseguire. In questo volume è raccolta la migliore produzione di Poe, da ‘Il gatto nero’ a ‘La mascherata della morte rossa’, da ‘Il cuore rivelatore’ a ‘Il pozzo e il pendolo’. Nei suoi racconti l’analisi e il ragionamento si fondono con l’immaginazione visionaria, creando capolavori indimenticabili nei quali il macabro s’allea col delitto, l’incubo con la follia, l’amore con la morte.

Il mio pensiero:

Ho tralasciato le note sull'autore perché credo che sull'identità di Poe non ci siano dubbi. Le dieci storie raccolte nel libro sono diverse tra loro e molto belle, di solito sono scettica nei confronti delle raccolte di racconti, quando inizio un libro mi piace innamorarmi di un personaggio e seguirlo nelle sue avventure per un bel pò di pagine, ecco perchè fatico a leggere i racconti, quando sono affezionata ad un personaggio il racconto è finito. 
Ma questo non succede con Poe, ha la capacità di proiettare il lettore subito dentro la testa e il cuore del personaggio, la fase di conoscenza - come la chiamo io - tra lettore e personaggio viene saltata e non è una mancanza, ma vero talento. Non dico niente di nuovo riguardo alle capacità di Poe, non sarebbe certo un classico diversamente. Quello che però mi ha sorpresa e che mi aveva sempre frenato nella lettura dei suoi racconti è questa fantastica capacità di sintesi narrativa, dopo mezza pagina il lettore ha già una dimensione chiara del luogo, del personaggio e della sua vita precedente. E' come se esistessero molte pagine silenziose che saldano il legame tra Poe e il suo lettore, ma è merito della sua mente creativa e visionaria. 
Dire fra i dieci quelli che mi sono piaciuti di più non è semplice, ce ne sono tre che hanno attinto dalle mie paure primordiali e quindi hanno scavato più in profondità, si tratta di "il gatto nero", "il cuore rivelatore" e "il pozzo e il pendolo". Ma anche "il manoscritto trovato in una bottiglia" mi è piaciuto molto, insomma come vedete non è facile decidere. Credo che da questo racconto sia stata presa l'ispirazione per la nave Olandese Volante dei Pirati dei Caraibi. A me l'ha ricordata.
Del gatto nero avevo sentito parlare molte volte e da amante dei gatti neri quale sono non potevo che rimanerne affascinata e traumatizzata, è questo l'effetto di Poe, riesce ad essere dissacratore e dirompente ancora oggi, affonda al fondo del terrore dell'animo umano come da un pozzo. Eppure tra cinema, letteratura e cronaca nera ormai c'è poco che non sia stato sviscerato, beh, il modo in cui lo fà Poe è unico. Paura, inquietudine e ordinarietà, sono queste le tre parole chiave che utilizzo per descrivere il modo che ha di narrare il maestro del terrore. La prima sensazione che raggiunge il lettore è l'inquietudine per quello che verrà raccontato, ma anche la curiosità assoluta di sapere, ed è quella che lo inchioda; mano mano che le parole corrono via sopraggiunge la paura che viene alimentata dalla semplicità con cui descrive cose terribili conferendogli ordinarietà e quindi regalando al lettore l'illusione che tali cose possano accadere nella sua quotidianità. Ed è qui che la mia paura diventa terrore. Così un uomo orribile che tortura i gatti diventa il mio possibile vicino di casa. E allo stesso modo mi ritrovo in casa del vecchio il cui badante l'osserva di notte perchè ossessionato dall'occhio di vetro dell'anziano, e sento il rumore assordante della follia e di un cuore che batte anche se ormai morto. Ecco cos'è il cuore rivelatore. 
Ma è senza dubbio il pozzo e il pendolo che mi hanno messo più a dura prova. Un uomo è imprigionato al buio e, nell'oscurità più totale, cerca di capire le forme della sua cella, fino a che non si ritrova con il mento nel vuoto ad osservare l'oscurità più oscura di un pozzo. E' solo una delle prove che lo attendono in questa tortura, tanto che desidera la morte e poi desidera di non avere più la speranza a torturarlo. Ma è scoprire cos'è il pendolo e il suo lento oscillare che angoscia e affascina irrimediabilmente. 
Insomma è stata davvero una bella lettura e la consiglio.

sabato 9 marzo 2013

recensione: 1984 di George Orwell


Buon sabato miei cari lettori, 
finalmente posto la recensione di questo classico. 
Mille volte mi sono detta di leggerlo ma poi novità editoriali hanno scalato la classifica della mia lista lettura, fino a che ho deciso di partecipare alla challenge del blog Storie dentro Storie, l’obiettivo è leggere almeno 12 classici nell’arco dell’anno. Sicuramente sono indietro ^_^, è marzo, e 1984 è il primo classico letto, ma ecco … non mi aspettavo che sarebbe stata così difficile questa lettura. So cosa state pensando miei cari followers, no, non è stata la noia dei classici, né il linguaggio datato (è stato pur sempre scritto nel 1948), il vero problema è che Orwell è capace di regalare mille spunti di riflessione in una frase. Così per preservare la mia sanità mentale ho letto piano, piano. 
 
 
Scheda tecnica:
Titolo: 1984
Autore: George Orwell
Editore: Oscar Mondadori
Pagine: 312
Versione letta: cartacea stampata nel 1989 (ok l’ho rubata ;D)

Trama:

1984, Londra. Il mondo è diviso in tre iperstati simili e in guerra fra loro. In Oceania la società è governata secondo i principi del Socing, il socialismo inglese, dal Grande Fratello, che tutto vede e tutto sa. I suoi occhi sono le telecamere che spiano di continuo nelle case, il suo braccio la psicopolizia che interviene al minimo sospetto. Tutto è permesso, non c’è legge scritta. Tranne pensare, se non secondo il Socing. Tranne amare, se non per riprodursi. Tranne divertirsi, se non con i programmi Tv di propaganda. Dal loro rifugio, in uno scenario desolante da Medioevo post-nucleare, “l’ultimo uomo in Europa” (questo il titolo che avrebbe preferito Orwell) e la sua compagna lottano disperatamente per conservare un granello di umanità. Wiston è dominato dall’idea che i prolet se si ribellassero potrebbero sovvertire il Partito e distruggerlo e si convince che esiste una resistenza, chiamata Fratellanza. Incontra Julia e si amano di nascosto dal Partito ed infine entra fra i ribelli, ma niente è come sembra. 

La mia recensione:



Questo classico più che una semplice lettura è un'esperienza. Anni fà, mi è capitato di partecipare ad un seminario di danza Butoh, danza espressiva giapponese che alterna movimenti lentissimi a convulsioni frenetiche, *se non avete mai visto uno spettacolo ve lo consiglio, la forza narrativa è devastante*; la lettura di 1984 ha aperto i rubinetti di canali emotivi inesplorati come il butoh. Crederete che sia pazza *un pò forse* ma mi piace sperimentare cose nuove ^_^. Nel seminario di butoh abbiamo camminato lentamente in linea retta verso le nostre emozioni e, anche se non mi crederete perchè bisogna provare per comprenderla a pieno, un groviglio di sentimenti sono esplosi ed emersi. 1984 ha avuto la stessa forza: camminare in linea retta attraverso le paure del genere umano. Ed è stato un lento scivolare.
Nelle prime 50 pagine non ho fatto altro che pensare: “Come può aver immaginato tutto questo nel 1948??!!” e nelle successive 50: “come può essere ancora così attuale questo libro??!”, infine superate le 150 ho cominciato ad amare Julia e la debole speranza di libertà dal Partito e dal Socing. E ho sperato talmente tanto che quando Wiston viene catturato dalla psicopolizia per aver amato al di fuori delle regole del partito e per aver cercato di diventare un suo nemico, la tortura che il personaggio subisce, è stato terrore ed ansia anche per me. Urlavo basta! Urlavo prendete Julia! Sono sbiancata ed inorridita al pensiero di una maschera piena di … questo ve lo risparmio, sia nel caso che vogliate affrontare questa lettura, sia perché è un vero cazzotto nello stomaco.
Alla fine di questa lettura mi sono sentita disorientata, stanca e con la testa in confusione, perché la speranza che attendevo per il finale non c’è. Il realismo distopico di Orwell è travolgente e agghiacciante.
Scusate se ho iniziato dalle sensazioni, ma avevo il bisogno fisico di liberarmene. Affermare che 1984 è il libro padre a cui hanno ripreso a piene mani tutti i distopici successivi è come scoprire l’acqua calda, ma solo ora che l’ho letto mi sono resa conto di quanto Orwell ha influenzato gli scrittori di questo genere.
La complessità del mondo che ha costruito è senza eguali, l’autore è arrivato persino a teorizzare principi di una lingua del partito, la neolingua; ma ciò che anima il libro e che mi ha lasciata sconvolta fin dalle prime pagine è la manipolazione del passato, per aver ragione nel presente. Se non abbiamo un passato, il presente è debole e il futuro non esiste. Orwell utilizza il principio base della narrazione, l’intreccio del tempo, e lo scardina, lo mette in mano al Partito come strumento di potere. Questo è l’elemento più angosciante della narrazione, non un Grande Fratello che osserva tutto e tutti dai teleschermi, la cosa sconvolgente è che non c’è un passato, non c’è un termine di confronto, è impossibile dimostrare che il Partito non ha ragione. Viene negato il principio logico del ragionamento. E da questa spirale folle, il personaggio di Wiston non riesce ad uscire, ed lui che materialmente cambia il passato per il Partito, lavorando al Ministero delle comunicazioni, e per questo non si dà pace.
La ricerca della verità è impossibile. Non ho potuto fare a meno di pensare all’affollamento di informazioni che oggi ciascuno di noi subisce attraverso la tv e il web, e al rischio che, se si perde la cognizione storica della comunicazione, tutto è valido nel presente, tutto è solo nella mente, tutto è vero. Quante volte, soprattutto nella politica di oggi, assistiamo a campagne elettorali da “lavaggio del cervello” in cui vogliono far dimenticare agli elettori quanto non fatto fino al giorno prima? Forse Orwell è la campagna elettorale italiana appena conclusa sono una coppia poco salutare per fare ragionamenti compiuti ^_^ ma concedetemelo!
Questo libro è meraviglioso, ma preparatevi a lacrime e sangue, è una lettura densa ed impegnativa.
Voglio lasciarvi con un’altra citazione.
Alla fine mi sono accorta di aver sottolineato mezzo libro, ma ogni passaggio incontrato mi sembrava un capolavoro.

<<”Come fa un uomo ad affermare il suo potere su un altro uomo, Wiston?”
Wiston ci pensò un po’ su.
“Facendolo soffrire” disse infine.
“Esattamente. Facendolo soffrire. L’obbedienza non basta. Se non soffre, come si fa a essere sicuri che egli non obbedisca alla sua volontà, anziché alla tua? Il potere consiste appunto nell’infliggere la sofferenza e la mortificazione. Il potere consiste nel fare a pezzi i cervelli degli uomini e nel ricomporli in nuove forme e combinazioni di nostro gradimento. Riesci a vedere, ora, quale tipo di mondo stiamo creando? Esso è proprio l’esatto opposto di quella stupida utopia edonistica immaginata dai riformatori del passato. Un mondo di paura, di tradimenti e di torture, un mondo di gente che calpesta e di gente che è calpestata, un mondo che diventerà non meno, ma più spietato, man mano che si perfezionerà. Il progresso, nel nostro mondo, vorrà dire soltanto il progresso della sofferenza. Le civiltà del passato pretendevano di essere fondate sull’amore e sulla giustizia. La nostra è fondata sull’odio.
                                                        George Orwell, 1984, Mondadori>>



lunedì 7 gennaio 2013

Un classico al mese, sfida di lettura

Nei giorni scorsi ho letto di questa sfida sul blog Storie dentro Storie e sono stata entusiasta, è da un pò che penso di leggere e rileggere i classici ma poi metto il proposito nella cantina mentale e li resta ad impolverarsi U_U, ma sono sicura che con il supporto e il pungolo di una sfida riuscirò a impegnarmi. 
Ho già dato la mia adesione e sono qui che medito sulla lista di classici da mettere in lettura. 
Non sarò brava al punto di leggerne uno al mese, ma il nostro Blogger Matteo di Storie dentro Storie non è così fiscale e ne basteranno 12 nell'arco del 2013. Quindi così ce la posso fare *espira, espira, pensa: sì, mi sento pronta*. 
Voglio condividere la mia lista, almeno quella iniziale che mi sono proposta, ma che certamente subirà delle variazioni. Alcuni li ho letti, ma talmente tanti anni fà che li ricordo a malapena :) sto parlando di Marcovaldo e il Piacere.
Ecco la mia lista:

 “Romeo e Giulietta” di Shakespeare
 “Il rosso e il nero” di Stendhal
 “L’amante di Lady Chatterley” di Lawrence
 “La lettera scarlatta” di Hawthorne

 "La Coscienza di Zeno" di Italo Svevo
 "Il Piacere" di D'annunzio
"1984" di Orwell
"Marcovaldo" di Calvino
"Perchè leggere i classici" di Calvino 
Sì, lo sò, questo è un saggio e forse non conterà nei 12 ma di certo è appropriato all'argomento ed è da molto che avevo intenzione di leggerlo. 
"Storia di Arthur Gordon Pym" di Poe
"L'esclusa" di Pirandello
" Orgoglio e pregiudizio" di Austen

L'intenzione c'è ed è buona, vediamo se quest'anno sarò una brava bambina o se la befana del 2014 mi porterà solo carbone :D
E voi che fate?
Vi sentite pronti per una sfida così?