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domenica 27 ottobre 2013

Giveaway di Halloween: Sweet Black Cat

Cari Bloggalettori,
buona domenica, arrivo un pò in ritardo ma dato che il mio è un Giveaway semplice, semplice, non avrete problemi a partecipare. Di cosa si tratta? Di divertirvi insieme a me con il mio colore preferito l'arancione e i gatti neri. Li trovate nel mio sistema di rating libri e ne trovate due, buffissimi, a casa mia così ho pensato che fossero i protagonisti perfetti per un gioco "halloweenesco". 
 Ok, adesso la pianto di vaneggiare e vi faccio capire che cosa fare e quale libro regalerò.

I gatti neri portano fortuna o sfortuna?
Le leggende su questo animale sono tante e cambiano a seconda dei secoli, diciamo che come tutti, anche i gatti neri hanno passato dei buoni periodi e altri davvero pessimi.
Tutto è cominciato nella notte dei tempi, parlo dell'Antico Egitto, quando il gatto era considerato animale sacro perchè vicino al culto delle dee Bastet e Iside, la seconda è dea della notte e della fortuna. Perciò questo è stato il periodo buono, quello in cui rappresentavano le dee sulla terra.
Ma con l'avvento del cristianesimo e la soppressione dei culti pagani iniziò il periodo: scappa!
"I missionari cristiani usarono la contraddittoria percezione del gatto a loro vantaggio e diffusero l'idea che per assicurarsi un buon raccolto fosse necessario seppellire nel campo, durante la semina, un gatto nero. Non contenti, introdussero anche la tradizione di sacrificare un gatto come "ringraziamento" per il raccolto."
Terribile, ma in seguito furono associati al maligno, al diavolo e alle sue concubine le streghe e nelle credenze popolari il gatto nero è diventato per eccellenza l'animale che porta sfortuna. 
Oggi permangono leggende metropolitane, porta sfortuna se ti attraversa la strada. 
Dato che io mi sento un pò diabolica e sicuramente strega, capelli rossi compresi, ho deciso che regalerò questa bella lettura in edizione cartacea a chi come me adora i gatti neri ^_^


 Trama:

In un futuro distopico, ogni persona nasce con due diverse personalità, due anime. Con il passare del tempo, in modo naturale, l'anima dominante prende il sopravvento e quella recessiva viene dimenticata, scompare come un amico immaginario che ci ha tenuto compagnia solo nell'infanzia. Il sopravvivere delle due anime dopo la pubertà è illegale e visto dalla società come un'aberrazione da correggere. Ma in Addie, nonostante i suoi sedici anni, è ancora presente Eva, la sua seconda anima ancora attiva. È proprio Eva la voce narrante che ci fa vivere le emozioni dal suo punto di vista. Rannicchiata nella mente di Addie, Eva interagisce con l'altra parte di sé: come due vere sorelle si amano, si proteggono, ma possono diventare anche gelose l'una dell'altra. Nonostante tutti i tentativi per difendere e nascondere l'esistenza della debole Eva, il segreto di Addie viene scoperto e le due vengono rinchiuse in un agghiacciante centro per ibridi non resettati. L'unico modo per sopravvivere entrambe è una fuga impossibile.
 
Lo riceverà chi invierà la foto più bella, dolce o simpatica - scegliete voi - che meglio interpreta il tema gatto nero e colore arancione. L'arancione oltre a mettermi allegria è il colore delle zucche e identifica halloween.
Ora le specifiche tecniche.
Il give si concluderà alla fine del ponte di Ognissanti domenica 3 novembre.
Che cosa fare per partecipare:

1) essere follower del blog
2) commentare il post confermando la vostra partecipazione e lasciando un indirizzo email per essere contattati
3) condividere il give sui vostri social e blog
4) diventare fun della pagina facebook Silvia Daveri Autori al Blog dove posterete le foto (se avete un nome diverso su facebook rispetto a blogger/googleplus specificatelo nel commento al post)
5) divertitevi

Il give si svolgerà sulla pagina facebook per praticità così potrete inserire le foto semplicemente pubblicandole, ovvio che terrò conto anche dei like ricevuti da ogni singola foto, ma la decisione ultima ricadrà su quella che più riuscirà a emozionarmi.

Spero di aver attirato la vostra attenzione ^_^ pronti, partenza, via!!

mercoledì 10 aprile 2013

W ... W ... W ... Wednesdays #1


 E' già da un pò che avevo intenzione di arricchire il blog con questa rubrica e oggi mi sono decisa. Avrà cadenza bisettimanale, perchè nonostante la lista dei libri da leggere cresca ad un ritmo vertiginoso >.<, non sono altrettanto veloce ^_^



W... W... W... Wednesday è una rubrica ideata da MizB del blog Should Be Reading e per partecipare occorre rispondere a tre semplici domande:
  1. What are you currently reading? (Che cosa stai leggendo?)
2. What are you recently finish reading? (Che cosa hai appena finito di leggere?)
3. What do you think you'll read next? (Quale pensi sarà il prossimo libro che leggerai?)

Cominciamo ...

 What are you currently reading? (Che cosa stai leggendo?)


Sì, ho gusti molto diversi, diciamo che leggo un pò di tutto e in questo periodo unisco ad una storia dark, quella di Emanuela Valentini, una molto più attuale e dal registro comico (almeno per le prime pagine lette) di Simone Montella. 

What are you recently finish reading? (Che cosa hai appena finito di leggere?)


Ho già espresso la mia opinione nella recensione pubblicata nei giorni scorsi e che potete leggere QUI avevo aspettative alte per quest'esordio ma non mi ha soddisfatta in pieno. 

What do you think you'll read next? (Quale pensi sarà il prossimo libro che leggerai?)



E voi? Che cosa state leggendo?

sabato 6 aprile 2013

Recensione Hybrid di Kat Zhang

Buon sabato lettori,
ho finito in questi giorni di leggere l'ultimo libro della collana Giunti Y, di cui avrete sicuramente sentito parlare viste le tante recensioni pubblicate. Ho cercato di evitare spoiler e "zigzaggare" nel web tra le varie opinioni per non farmi influenzare e forse ci sono riuscita un pò troppo ^_^
Ma entriamo nel vivo ...


Scheda Tecnica:
Titolo: Hybrid, quel che resta di me
Autore: Kat Zhang
Editore: Giunti - Collana Y
Pagine: 407
Prezzo: 14,50
Versione letta: cartaceo


Trama: 
In un futuro distopico, ogni persona nasce con due diverse personalità, due anime. Con il passare del tempo, in modo naturale, l'anima dominante prende il sopravvento e quella recessiva viene dimenticata, scompare come un amico immaginario che ci ha tenuto compagnia solo nell'infanzia. Il sopravvivere delle due anime dopo la pubertà è illegale e visto dalla società come un'aberrazione da correggere. Ma in Addie, nonostante i suoi sedici anni, è ancora presente Eva, la sua seconda anima ancora attiva. È proprio Eva la voce narrante che ci fa vivere le emozioni dal suo punto di vista. Rannicchiata nella mente di Addie, Eva interagisce con l'altra parte di sé: come due vere sorelle si amano, si proteggono, ma possono diventare anche gelose l'una dell'altra. Nonostante tutti i tentativi per difendere e nascondere l'esistenza della debole Eva, il segreto di Addie viene scoperto e le due vengono rinchiuse in un agghiacciante centro per ibridi non resettati. L'unico modo per sopravvivere entrambe è una fuga impossibile. 


Il mio pensiero:

Quando la Giunti ha anticipato l'uscita di questo romanzo lo ha presentato come un libro che scava dentro i problemi d'indentità. Leggendo la trama: due anime che nascono legate e abitano lo stesso corpo, ho pensato ingenuamente che il tema fosse altro, un modo distopico per parlare di crisi d'identità e sessualità, problemi ben più profondi con cui alcuni adoloscenti si trovano a combattere. Invece è un libro che nasce da un'idea sicuramente originale che poteva essere sviluppata con un secondo livello di lettura, più profondo, che non ho trovato. 
Quest'aspetto mi ha un pò deluso, in particolare perchè nella quarta di copertina spiccano queste parole: 
<<Problemi di identità ed etica: un'idea originale e provocatoria - Publishers Weekly>>. 
Ecco, c'è l'idea originale, una duplice identità, ma niente di provocatorio e poco di etica.  E' un libro d'intrattenimento come molti altri.
Detto questo, ci sono anche aspetti positivi.
Si tratta di un esordio e a tratti si percepisce una certa insicurezza, o eccessivo utilizzo di poetica, ma nel complesso è ben scritto, scivola via nella lettura e emoziona.
Il personaggio di Addie/Eva è ben costruito e permette al lettore di identificarsi, è una novità assoluta poter vedere e sentire dal punto di vista di un'anima recessiva intrappolata nel corpo di una coetanea. E se all'inizio è la novità ad attrarre, la coerenza della narrazione dal punto di vista di Eva si concretizza quando riesce a muovere i primi passi nel suo corpo. 
Mi è mancato uno sviluppo più corposo dell'amore che sboccia tra Eva e Rayan, è chiaro fin dal primissimo incontro che c'è qualcosa tra i due, ma tutto questo contorno distopico - medico, soffoca molto lo sbocciare di quest'emozione che invece avrebbe coinvolto maggiormente nella lettura. Magari l'autrice si rifarà nel secondo libro, in effetti tutto nasce nel finale. 
Sicuramente non manca una società opprimente e senza scrupoli, gli ibridi sono trattati alla stregua di cavie e devono lottare per conquistarsi il diritto a vivere, se pur nella fuga. L'angoscia e l'assenza di speranza di salvezza per le protagoniste Addie/Eva nella prima parte del libro è totale, sembra quasi senza via d'uscita. Anche se personalmente sarei stata più cattiva e avrei acuito il dolore per la rottura dei rapporti con la famiglia, non per masochismo, ma perchè avrebbe reso il personaggio di Addie/Eva più completo. 
Per quanto riguarda i personaggi secondari, ho adorato la bambina fatina Kitty, come Hally/Lissa; mentre Devon/Rayan è rimasto un pò nascosto, a mio avviso, ha grandi potenzialità per far innamorare centinaia di lettrici, quindi spero che nel secondo libro si possa sapere di più su di lui. 
"Hybrid, quel che resta di me" è il primo libro di una trilogia, di cui però posso dirvi poco riguardo l'uscita del sequel.   
Insomma è una buona lettura, non entra tra le mie migliori perchè l'ho trovata originale ma un pò acerba. 


 








giovedì 7 marzo 2013

Hybrid + 1recensione = Y Ambassador

Hybrid + 1 recensione = Y Ambassador!!
Una nuova "equazione" circola fra i book blog da oggi, sono le regole per diventare Y Ambassador. 
Giunti è alla ricerca di altri 10 Ambassador e questa volta si potrà entrare a far parte del team grazie alla propria opinione sul libro di Kat Zhang, ultimo esordio in casa Giunti Y. 
Da Ambassador non posso che fare un grande in bocca al lupo a tutti, la lotta sarà durissima ma una bellissima esperienza vi aspetta!
Per quanto mi riguarda non vedo l'ora di leggere "Hybrid, quel che resta di me", la trama mi ha catturato dalla primissima anteprima trapelata sul blog Y.

Questa è la trama:
In un mondo alternativo, ogni persona nasce con due diverse personalità, due anime. Con il passare del tempo, in modo naturale, l’anima dominante prende il sopravvento e quella recessiva viene dimenticata, scompare come un amico immaginario che ci ha tenuto compagnia solo nell’infanzia. Il sopravvivere delle due anime dopo la pubertà è illegale e visto dalla società come un’aberrazione da correggere.
Ma in Addie, nonostante i suoi sedici anni, è ancora presente Eva, la sua seconda anima. Rannicchiata nella mente di Addie, Eva interagisce con l’altra parte di sé: come due vere sorelle si amano, si proteggono, ma possono diventare anche gelose l’una dell’altra.
Nonostante tutti i tentativi per difendere e nascondere l’esistenza della debole Eva, il segreto di Addie viene scoperto.
 
QUI trovate tutte le regole per partecipare e diventare Y Ambassador! 
QUI la scheda del libro.

lunedì 25 febbraio 2013

Anteprima Giunti Y : Hybrid, quel che resta di me

Ed eccola finalmente, la copertina di Hybrid, la novità Giunti Y in uscita in tutte le librerie italiane il 6 marzo. Non vedo l'ora di stringere fra le mie manine questo libro e spero che il mio entusiasmo vi contagi, ma ovvio devo dirvi qualcosa in più!



Titolo: Hybrid
Autrice: Kat Zhang
Pagine: 416
Prezzo: 14,50 euro
Dimesioni: 12,5x18 cm
Copertina: Cartonato con sovraccoperta
Uscita: 6 Marzo 2013
Isbn: 9788809770744
Disponibile in ebook
TRAMA:
NON DOVREI PIU’ ESISTERE MA SONO ANCORA QUI.
In un mondo alternativo, ogni persona nasce con due diverse personalità, due anime. Con il passare del tempo, in modo naturale, l’anima dominante prende il sopravvento e quella recessiva viene dimenticata, scompare come un amico immaginario che ci ha tenuto compagnia solo nell’infanzia. Il sopravvivere delle due anime dopo la pubertà è illegale e visto dalla società come un’aberrazione da correggere.
Ma in Addie, nonostante i suoi sedici anni, è ancora presente Eva, la sua se­conda anima. Rannicchiata nella mente di Addie, Eva interagisce con l’altra par­te di sé: come due vere sorelle si amano, si proteggono, ma possono diventare anche gelose l’una dell’altra.
Nonostante tutti i tentativi per difende­re e nascondere l’esistenza della debole Eva, il segreto di Addie viene scoperto.

Adesso cosa ne pensate?
Quando Giunti Y ha anticipato l'argomento trattato da questo distopico ho saltato sulla sedia e spero che non mi deluda perchè l'idea è davvero originale e mi piace molto. 
Ma voglio dirvi qualcosa in più sull'autrice:

Kat Zhang, poco più che ventenne, è nata in Texas, studia medicina ed è sino-americana.
Questo è il suo esordio e si svilupperà in una trilogia.

Se siete curiosi di conoscere questa promettente esordiente questo è il link al sito dell’autrice: http://www.katzhangwriter.com/Home.html e alla pagina Facebook: http://www.facebook.com/katzhangwriter?ref=ts&fref=ts 
Il link del libro su Giunti Store: http://www.giuntistore.it/customer/product.php?productid=17664

Ma le sorprese non finiscono qui, il 7 marzo Giunti Y farà partire la nuova iniziativa per ampliare il team degli Y Ambassador, prestissimo i dettagli sul Blog Y.
E allora in bocca al lupo a tutti, vi assicuro che è una bellissima esperienza!! 
Ma per me le sorprese non finiscono qui. 
Insieme alla cover ho ricevuto le prime pagine di Hybrid, le leggerò al più presto e vi dirò che cosa ne penso. 
Nel frattempo vi lascio con il prologo:

Prologo 
<<Io e Addie siamo nate nello stesso corpo. Le dita spettrali delle nostre anime erano strettamente intrecciate prima ancora che cominciassimo a respirare. I primi anni in- sieme sono stati anche i più felici. Poi sono cominciate le preoccupazioni, le labbra strette dei nostri genitori, le fronti corrugate delle insegnanti della scuola materna, le domande che tutti pronunciavano a mezza voce quando pensavano che non stessimo ascoltando.
«Perché non cominciano a stabilizzarsi?» Stabilizzarsi.
Cercavamo di formare quella parola nella nostra boc-

ca di bimbe di cinque anni, provandola sulla lingua. Sta-bi-li-za-ssi.
Sapevamo cosa voleva dire. Più o meno. Significava

che una di noi due doveva assumere il controllo. Signifi- cava che l’altra doveva sparire. Adesso so che è molto più di questo, ma a cinque anni io e Addie eravamo ancora ingenue, inconsapevoli.
Quella patina d’innocenza cominciò a sgretolarsi al
primo anno delle elementari. Fu la nostra consulente scolastica dai capelli grigi a scalfirla.
«Sapete, care, stabilizzarsi non è una cosa di cui aver paura» ci disse mentre osservavamo le sue labbra sottili dipinte di rosso. «Forse può sembrarvi così adesso, ma capita a tutti. L’anima recessiva, che sia l’una o l’altra, si addormenta e basta.»
Tralasciò di dirci chi pensava sarebbe sopravvissuta tra noi due. Non ce n’era bisogno. In prima elementare tutti erano certi che fosse Addie l’anima dominante. Riusciva a farci andare a sinistra quando io volevo andare a destra, si rifiutava di aprire la bocca quando io volevo mangiare, urlava «No», anche se io avrei voluto disperatamente dire «Sì». Riusciva a farlo senza sforzo e più il tempo passava più diventavo debole, mentre il suo controllo aumentava.
Ma a volte riuscivo ancora a impormi... e lo facevo. Quando la mamma ci chiedeva com’era andata la gior- nata, io raccoglievo tutte le forze per raccontare la mia versione dei fatti. Quando giocavamo a nascondino, io insistevo perché ci accucciassimo dietro una siepe an- ziché correre a fare tana-libera-tutti. A otto anni diedi uno strattone mentre portavamo il caffè a papà. Abbiamo ancora sulle mani le cicatrici di quelle ustioni.
Più sentivo la mia forza affievolirsi, più mi ostinavo, in una lotta sempre più violenta, cercando di convincermi che non sarei scomparsa. Addie mi odiava per questo, ma io non potevo farne a meno. Ricordavo la libertà di un
tempo... mai completa, naturalmente. Ma potevo chiede- re alla mamma un bicchiere d’acqua, un bacio dopo una caduta, un abbraccio.
Finiscila, Eva, urlava Addie ogni volta che litigavamo. Finiscila e basta. Vattene.
E per molto tempo ho creduto che, un giorno, l’avrei fatto.
A sei anni ci portarono per la prima volta da uno spe- cialista. Gli specialisti erano molto più pressanti della con- sulente scolastica. Gli specialisti ci sottoponevano ai loro insulsi test, alle loro insulse domande e ci facevano pagare parcelle tutt’altro che insulse. Quando i nostri fratellini raggiunsero l’età della stabilizzazione, io e Addie eravamo già state da due terapeuti e avevamo provato quattro di- versi tipi di cure, con lo scopo di favorire ciò che la natura avrebbe già dovuto fare: sbarazzarsi dell’anima recessiva.
Sbarazzarsi di me.
I nostri genitori sembrarono incredibilmente sollevati quando le mie irruzioni diminuirono, quando i dottori cominciarono a presentar loro prognosi positive. Cerca- rono di tenercelo nascosto, ma noi li sentimmo pronun- ciare i loro «finalmente», accompagnati da grandi sospiri, fuori dalla porta della nostra stanza, ore dopo averci dato il bacio della buonanotte. Per anni eravamo state la spina nel fianco del quartiere, lo sporco, piccolo segreto, non così segreto: le bambine che non volevano stabilizzarsi.
Nessuno sapeva che, nel cuore della notte, Addie mi
lasciava uscire e camminare per la stanza, toccare i vetri freddi della finestra e piangere le mie lacrime con le ul- time forze che mi rimanevano.
Mi dispiace, sussurrava lei. E sapevo che era sincera, nonostante tutto quello che poteva avermi detto in pas- sato. Ma questo non cambiava nulla.
Ero terrorizzata. Avevo undici anni e anche se mi ero sentita ripetere da sempre che era del tutto naturale che l’anima recessiva svanisse, io non volevo andarmene. Volevo vedere altre ventimila albe, vivere altre tremila giornate d’estate in piscina, sotto il calore del sole. Vole- vo sapere cosa si provava a dare il primo bacio. Le altre anime recessive erano state fortunate a svanire verso i quattro o cinque anni. Sapevano meno.
Forse per questo le cose sono andate diversamente. Volevo disperatamente vivere. Mi sono rifiutata di cedere. Non sono mai svanita del tutto.
Persi ogni controllo sui movimenti, è vero, ma rimasi: intrappolata nella testa di Addie, paralizzata. Potevo solo guardare e ascoltare.
Non lo sapeva nessuno a parte me e Addie, e lei non aveva nessuna intenzione di dirlo in giro. Ma sapevamo anche cosa toccava ai ragazzi che non si stabilizzavano, che diventavano ibridi. Eravamo perseguitate dalle im- magini degli istituti in cui venivano rinchiusi per non fare più ritorno.
Alla fine i dottori ci dichiararono guarite. La consu-
lente scolastica si congedò da noi con un lieve sorriso compiaciuto. I nostri genitori erano in estasi. Imballarono tutto e ci portarono a quattro ore di macchina, in un altro stato, in un nuovo quartiere, dove nessuno sapesse nulla di noi e dove avremmo potuto essere qualcosa di più che la “famiglia con la bambina strana”.
Ricordo di aver visto la nuova casa per la prima volta dal finestrino della macchina, oltre la testa del nostro fratellino: una piccola villetta color bianco sporco con il tetto dalle scandole scure. Lyle pianse quando la vide così vecchia e malmessa, con il giardino soffocato dal- le erbacce. Nel trambusto che ne seguì, mentre i nostri genitori cercavano di calmarlo, occupandosi allo stesso tempo di scaricare il camion dei traslochi e trascinare dentro i bagagli, io e Addie restammo sole un momento, un minuto intero fuori, al freddo invernale, a respirare l’aria gelida.
Dopo tanti anni le cose si erano finalmente aggiusta- te. I nostri genitori potevano di nuovo guardare la gente negli occhi e Lyle poteva di nuovo uscire con Addie in pubblico. Ci inserirono in una classe di seconda media in cui nessuno sapeva degli anni che avevamo passato a dividerci lo stesso banco, strette e scomode, desiderando solo che nessuno si accorgesse di nulla.
Potevano essere una famiglia normale, con preoccu- pazioni normali. Potevano essere felici.
Loro.
Ma non si rendevano conto che non c’erano solo loro. C’era ancora un noi.
Io ero sempre lì.
«Addie ed Eva, Eva e Addie» cantilenava la mamma quando eravamo piccole, prendendoci in braccio e facen- doci volteggiare per aria. «Le mie bambine.»
Adesso, quando aiutavamo a preparare la cena, papà chiedeva soltanto: «Addie, cosa ti piacerebbe mangiare stasera?».
Nessuno usava più il mio nome. Addie ed Eva, Eva e Addie non esistevano più. C’era solo Addie, Addie, Addie.
Una bambina, non due.>>

Che ne pensate?